sabato 10 febbraio 2018

Le critiche del Papa alla comunità transgender


di Lidia Borghi

Risale a allo scorso novembre l’articolo che Robert Shine, editorialista di New Ways Ministry, ha dedicato alle critiche del Papa nei confronti della “manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale.”
L’invettiva è stata da lui pronunciata durante l’assemblea generale dei membri della Pontificia Accademia per la vita, che si è svolta il cinque ottobre 2017 in Vaticano. È vero, per molte persone quella di Bergoglio nei confronti della comunità LGBTQ è un’apertura effettiva, ma è corretto esprimersi in questi termini? Che ne è del rispetto dovuto anche alle donne e agli uomini transessuali, a cui il Pontefice si è rivolto in modo indiretto?
Ecco che cosa ne pensano un attivista gay cattolico e una giornalista transessuale cattolica, Xorje Olivares e Dawn Ennis: Olivares scrive per Vice e in uno dei suoi articoli ha commentato le parole del Papa per fargli notare che l’acronimo LGBTQ include anche il mondo transessuale e ha aggiunto che le parole del capo della Chiesa Cattolica riguardanti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali sono “un gomitolo di contraddizioni” che denota un’incoerenza capace di disorientare le persone omosessuali credenti che ancora attendono di poter entrare a testa alta nella loro comunità dei credenti, quella di una Chiesa che li discrimina. Quindi il giornalista si è domandato: “Che cosa pensa davvero (papa Francesco) della comunità LGBTQ?” Come possono un uomo o una donna queer (aggettivo che indica una persona strana, eccentrica e, per estensione, la libertà di non aderire ad alcuno schema binario. N.d.A.) valutarne il pensiero e l’operato in modo sereno? Non sarà che usiamo nei suoi confronti un metro di giudizio esagerato “considerato l’abisso fra la Chiesa che ha ereditato e la società incredibilmente inclusiva (almeno qui in America) in cui viviamo?” Inoltre per Xorje Olivares nel pontificato di Bergoglio ci sarebbero “luci e ombre” a proposito del genere e della sessualità, il che dovrebbe spingere le donne cattoliche e gli uomini cattolici LGBTQ a lottare contro le offese da lui mosse nei confronti dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale.
Dopo di che Olivares ha spostato la sua attenzione sulla questione transessuale vera e propria e ha detto: “Come ogni buon politico, [Papa Francesco] naviga nei meccanismi interni del Vaticano cercando di accontentare sia gli elementi a favore che quelli anti-LGBTQ, (...) ma la cosa triste di questo cerchiobottismo è che lo spinge a denigrare la vita e l’esistenza delle persone trans (cattoliche o meno), che costituiscono parte vitale e integrante della comunità LGBTQ come qualsiasi persona cisgender (termine indicante gli individui che si riconoscono nel genere corrispondente al loro sesso biologico; ci sono persone cisgender eterosessuali e persone cisgender omosessuali. N.d.A.). Dopo tutto, l’offesa fatta a uno o una di noi ci ferisce tutti e tutte (anche se non sempre il movimento LGBTQ fa suo questo modo di pensare). Certo, Francesco può approvare le unioni civili e dire che lui non giudica, ma fino a che non abbraccerà stretti tutti i figli e tutte le figlie di Dio, incluse le persone trans, non mi viene da chiamarlo Difensore dell’anno, almeno non ancora.
Dawn Ennis, editorialista di Huffington Post, ha usato parole ancor più aspre per descrivere l’atteggiamento del Papa nei confronti delle persone LGBTQ: “[Se pure Francesco] piace a quei cattolici progressisti che hanno già un piede fuori della Chiesa […] aderisce però a dogmi fuori moda e antiquati, compiacendo così la destra e rafforzando gli insegnamenti transfobici, misogini e anti-LGBTQ.
Infine, a proposito delle donne e degli uomini transessuali la giornalista ha fatto riferimento a quanto ha di recente affermato il Pontefice a proposito dell’operazione chirurgica per la riassegnazione dei genitali primari e ha affermato che quelle parole sono vergognose e non fanno altro che confermare come tutti i Papi si ostinino a tenersi ben saldi a una dottrina che finirà per distruggere “tutti i ponti che abbiamo costruito tra la Chiesa e i laici” e ha concluso col dire che occorre irrobustire quelle costruzioni, mentre il Papa continua a minacciarne la stabilità con i suoi interventi che dividono.
Questi e altri articoli dello stesso tenore sono usciti su molte testate giornalistiche statunitensi, ma non mi risulta che qualcosa di simile sia accaduto in Italia; che la stampa generalista sia per la gran parte schierata a favore di ciò che accade nelle stanze vaticane è cosa nota e forse è questo il motivo per cui il dibattito sociale in merito all’uguaglianza civile è ridotto al lumicino.

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