mercoledì 9 maggio 2018

Un adeguato discernimento. Il no di Nosiglia al ritiro quaresimale per persone LGBT+


di Lidia Borghi

Era il 2013 quando don Gian Luca Carrega venne incaricato in modo ufficiale dall’allora arcivescovo di Torino, Severino Poletto, di dar vita a un piccolo gruppo di lavoro su fede e omosessualità dal quale è in seguito nata la pastorale denominata “Alla luce del sole”, in cui si organizzano incontri spirituali dedicati alle persone lesbiche, gay e trans che fanno parte della comunità cristiana. Da allora l’attività di don Carrega di strada ne ha fatta tanta e pure bene, tanto che la diocesi torinese aveva approvato l’evento “Degni di fedeltà”, un vero e proprio ritiro quaresimale rivolto a coppie formate da persone dello stesso sesso, unite a livello civile o conviventi, ma anche a singole persone, che avrebbe dovuto svolgersi durante l’ultima fine settimana di febbraio.

Sì, “avrebbe”, perché poco dopo il benestare è arrivato lo stop dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, il quale ha sospeso “l’iniziativa al fine di effettuare un adeguato discernimento”; così don Carrega, che ha definito la scelta del suo superiore un paradosso, non ha potuto approfondire l’argomento che prende spunto dal titolo dell’evento per provare a colmare un’evidente lacuna contenuta nella Legge Cirinnà la quale, a causa del braccio di ferro attuato dai partiti di minoranza prima della sua approvazione, non contempla l’obbligo di fedeltà per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Nosiglia ha definito il tema del ritiro fuorviante, perché il fatto di appoggiare quelle relazioni non vuol dire che la Chiesa approvi condotte o legami “moralmente inaccettabili” e ha continuato: “Il processo che la diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale.”
Nelle ore seguenti le gravi affermazioni del prelato maggiore è giunta la replica delle/gli esponenti di Cammini di speranza, l’associazione di persone cristiane che approfondisce il tema della fede connessa con l’omosessualità, i quali hanno ricordato come il progetto pastorale della diocesi torinese esista da molti anni e che l’organizzazione dei ritiri sia solo una delle novità del gruppo di lavoro, che comprende anche molte persone LGBT cattoliche; in conclusione: “Chiediamo (...) a monsignor Nosiglia (…) di riaprire le porte del confronto alle persone gay e lesbiche che da ogni parte d’Italia sarebbero accorse a Torino per trovare ristoro e conforto.”
Resta da stabilire come l’arcivescovo possa conciliare il passo n° 250 dell’Amoris Laetitia, in cui il Papa dice che ogni persona è meritevole di rispetto in modo indipendente dal suo orientamento sessuale e che nei suoi confronti devono essere evitate la discriminazione, l’aggressione e la violenza, con il 251, in cui si dice che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio per la famiglia”. Appare chiaro che ci troviamo di fronte a un pericoloso controsenso.
Qualche giorno dopo il gran rifiuto il quotidiano La Stampa di Torino è tornato sulla questione per informare che il 24 febbraio scorso a Pinerolo si sarebbe svolto un incontro fra gruppi di persone LGBT credenti e così è avvenuto; in quell’occasione la teologa Selene Zorzi, ha presentato il suo libro Il genere di Dio. La Chiesa e la teologia alla prova del gender, 2017, La Meridiana.
A dispetto della rimonta delle destre nazifasciste in tutta Europa, il periodo storico che stiamo vivendo è ricco di iniziative che hanno lo scopo di avvicinare le persone le une alle altre a partire dal bene comune; che queste si ispirino ai Vangeli oppure no poco importa, poiché ogni volta che si pensa il bene, si dice il bene e si fa il bene, non conta essere credenti, atei o agnostici, ma se si mette in pratica o meno il messaggio d’amore contenuto nelle parole del Cristo, il quale usa un linguaggio universale per ricordarci che, malgrado noi siamo esseri che sbagliano di continuo, un’alternativa l’abbiamo sempre e quell’alternativa si chiama amore. Ecco perché spiace apprendere che molti uomini della Chiesa cattolica fanno ancora fatica ad accostare il loro pensiero, le loro parole e le loro azioni a quelle dell’Unigenito e che ci tocchi leggere cose di questo genere oltre alle evidenti contraddizioni contenute in alcuni documenti papali. L’esortazione Amoris Laetitia è stata salutata da più parti come uno dei manifesti della rivoluzione bergogliana, ma mi chiedo come sia possibile invocare il rispetto per le persone di orientamento omosessuale e, allo stesso tempo, definire le loro unioni di grado inferiore perché non rientrerebbero nel disegno divino per la famiglia.

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